Spose perfette e suocere esecrabili

Prima di tutto mi sento in dovere di ringraziare pubblicamente Lord Lucas (il Gigi Vesigna della Blogosfera) per il suo outing in cui si è dichiarato fan di Chissenefrega, e per l’ inaspettato trofeo elargito dalle pagine di TvBlog, il più autorevole blog che parla di televisione: mi sento un po’ come un chierichetto cha ha avuto un’esperienza mistica.

Poi volevo tornare sull’argomento “La sposa perfetta“, visto che ero rimasto incuriosito dalla prima puntata ed ho continuato a seguirlo, nonostante io noti un certo disinteresse nei confronti di questo reality (ma solo da parte del pubblico, perchè dalla critica, dalla politica e dal giornalismo, c’è già chi si è espresso incolpando il programma di Rai 2 di tutti i mali del mondo),

Il daytime vede una realizzazione tecnica (scene, luci, riprese) un po’ carente. Se l’idea era quella di raccontare le vicende di “Villa la Suocerina” emulando lo stile narrativo di Desperate Housewives, c’è parecchio da rivedere. Perchè dalla voce narrante all’arredamento, dall’erba incolta ai ceppi nel caminetto, dalla scala a chiocciola/confessionale ai videocitofoni, tutto fa un po’ miseria. Le dinamiche sociali che si sviluppano nella casa, dove vivono in cattività le cinque suocere e le dieci aspiranti nuore, sono riassumibili in sterili battibecchi di nessuna utilità, intervallati da qualche passata di Mocio Vileda. Dall’altra parte della staccionata, nella dépendance dove abitano isolati i figli, ci si aspetterebbe di vedere perlomeno una certa complicità, un po’ di solidarietà maschile. O, al contrario, anche rivalità e giochi d’astuzia per depistare gli altri ed aprirsi la strada per la conquista della ragazza preferita. O al limite una storia omosex. E invece non succede assolutamente nulla: i figli mangiano spaghetti, dormono e si godono la vacanza esprimendosi per monosillabi. Gli incontri tra i ragazzi e le ragazze si risolvono in brevi appuntamenti da happy hour analcoolico e le conversazioni/lettere/citofonate sembrano i pensierini della prima elementare. Le puntate quotidiane, anziché invogliare lo spettatore alla visione e alla fidelizzazione, enfatizzando le caratteristiche che potrebbero rendere distinguibile il programma dalla massa (puntando per esempio sui conflitti generazionali o sul cameratismo) o cercare magari (magari!) di dare una svolta comedy allo show, rimangono sul basso profilo del già visto, a metà strada tra la noia totale di The Bachelor e lo squallore gratuito di Uomini e Donne, senza una personalità ben definita e con l’aggravante di realizzare degli ascolti che neutralizzano la già agonizzante media di rete.

Il serale, invece, gioca le sue migliori carte, ribalta la situazione ed è ancora più apprezzabile della settimana scorsa. Continua a ricalcare il piacevole garbo della prima puntata e persiste nello stile un po’ retrò, sublimato a metà dal gioco del rischiamarito. Parte un po’ lento ma poi prende ritmo, strappa svariati sorrisi (e un po’ di canzoni), si lascia guardare senza rimorsi. Quando capita che il programma si prende un po’ troppo sul serio (ogni tanto sembra sia in corso una vera selezione per “ragazze da marito”, ma verosimilmente le coppie formate dureranno da Natale a Santo Stefano), la sdrammatizzazione, fortunatamente, è dietro l’angolo. La Lanfranchi è brava, c’è poco da fare, riesce a tenere le fila di uno show che gestire non è facile, soprattutto pensando che deve fare anche da badante a Cesare Cadeo. Alle ore 23.00 c’è finalmente il tanto (da me!) invocato momento comedy con le mamme impegnate nel gioco del parcheggio. Sana ilarità, programma promosso su tutta la linea.

Carino il meccanismo dell’eliminazione, per cui la mamma più televotata fa uscire dal gioco quasi inconsapevolmente una delle ragazze, la quale può essere ripescata dal vincitore di una “prova di coraggio”. Ciò scatena una breve polemica tra la gendarme Ambra e la nuova mamma leader, Fiorenza, stroncata velocemente dai conduttori (la polemica, non Fiorenza). Peccato che i reality non finiscano più all’una di notte come ai bei vecchi tempi, sennò qui si sarebbe vista anche un po’ di rissa che, a dire il vero ci poteva anche stare (dato che quella che ne ha fatto le spese è stata la bionda Laura, una delle mie “fidanzate” preferite). Propongo, però, che oltre ad esprimere la preferenza per la suocera d’Italia, venga istituita una commissione atta ad eleggere la più rompiscatole e detestabile arpìa: vincerebbe senza dubbio la madre dell’anonimo Massimiliano. Ambra è Satana: il demonio le sussurra nell’auricolare, si impossessa delle sue manie di protagonismo da morta di fame imborghesita. Per il momento, è lei la miglior stella che brilla (anche se meriterebbe di essere fatta brillare dagli artificieri) in questo nuovo/vecchio reality.

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