Colpo di genio

Non sarà una Ventura. E invece lo è. Ed esce da una nube sulfurea con tutti i suoi pregi (un paio dei quali recentemente siliconati) e i suoi difetti (tipo il disporre di un vocabolario più esiguo del parser dei comandi di un adventure game degli anni 80). Simona, mentre attraversa lo studio, recita una pappardella a memoria: si capisce che se l’è studiata perché non dice nemmeno un “praticamente”. La scenografia è bella ma un po’ cupa, però è moderno così. Scatta subito il siparietto con la spalla Teo Teocoli, il quale rispolvera per l’occasione i panni ormai tarmati di Peo Pericoli. Mi auguro che non abbia la faccia tosta di riproporre anche Caccamo. Amarcord del tempo che fu, e intanto stiamo assistendo a “Mai dire Gol – Today“. Simona ci spiega l’innovativo format di questo ignoto prime time di Rai Uno: “Colpo di Genio” è una gara fra inventori (aggiungo io: in evidente debito creativo nei confronti del grande Enzo Tortora e del piccolo Giancarlo Magalli). Beh, tutto qua? Chissà cosa mi aspettavo.

Così, tra una Katia Ricciarelli giurata infortunata, un Renato Manheimer orfano dei salotti vespiani, e un Mario Tozzi che ci spiega l’interessante evoluzione della carta igienica dalle foglie di calla ai giorni nostri, in men che non si dica ci troviamo davanti alle più grandi cretinate del millennio.

Il cucchiaio parlante con lo spiccato accento veneto, il carrello della spesa capiente come un portamonete, il fermatappi di champagne (“o spumante che dir si voglia”, afferma la Ventura), lo slip antitradimento con un microchip che misura la temperatura corporea (voglio vederlo in lavatrice), la tavoletta del water che purifica l’aria (finalmente una soluzione valida per il bambino cinese del Gled), i coltelli più arrotati dei Miracle Blade (il monopolio dello Chef Tony già vacilla), la scarpa col tacco telescopico e il vibromassaggiatore manuale (la prossima settimana cosa ci presenteranno, la radio a pedali?). Supersimo apre il televoto, eleggere il miglior inventore spetta a noi. Se per strada incontro uno che spende un euro per votare queste porcherie, come minimo lo investo con la macchina. Teocoli, dopo la estenuante imitazione di Maurizio Costanzo, a cavallo tra due blocchi, e quella piuttosto sciatta di Roberto Bolle, veste i panni di Felice Caccamo. Toh! Non l’avrei mai detto!

Poi succede qualcosa di davvero inaspettato, un balzo spaziotemporale talmente temerario che non te l’aspetteresti neanche da Paolo Limiti: sul palco, riesumati chissà da quale brodo primordiale, i Kaoma cantano in rigoroso playback la Lambada diciotto anni dopo. Uno spettacolo di un deprimente mai visto, un programma che vuole fare il giovane con contenuti per pensionati. La Ventura fatica a tenere incollati i pezzi sia dello show che di se stessa. Chissà che scuse inventerà nelle prossime settimane per giustificarsi (il flop de “Le tre scimmiette” mica fu colpa sua, lì era il format che era debole; il baratro del suo Festival di Sanremo mica fu colpa sua, lì erano le case discografiche che l’avevano boicottata). Teocoli risulta forzato, poco divertente e quasi fastidioso, Marco Milano insopportabile come un’ostruzione alle vie urinarie. Ma quale Colpo di Genio, quale Federico Moccia. Ridateci “I Cervelloni” con Wendy Windham, ridateci Colpo Grosso.

Ah, per la cronaca, l’invenzione che risulta vincente è quella del water eliminaodori. Ritiro quello che ho scritto prima sui televotatori: chi ha speso dei soldi per esprimere la propria preferenza, questo programma l’ha capito completamente, e premiato nel migliore dei modi.

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