La sposa perfetta

Prima che le direttive di Petruccioli diventino realtà, e che quindi i reality scompaiano dai palinsesti delle reti pubbliche, RaiDue ha ben pensato di sparare le sue ultime (mezze?) cartucce. “La sposa perfetta” è un gioco riesumato dai magazzini di Mtv, modificato geneticamente, che vede cinque future suocere impegnate nella ricerca della fidanzata ideale che possa essere impalmata dalla propria maschia progenie.

Con un progetto grafico che fa molto reclame anni 60, e la scenografia che sembra quella di Scherzi a Parte del ’95, il nuovo show-verità inizia con Cesare Cadeo che scende una gradinata (occhio al femore!). Cesare porta con sè quell’aura dal sapore in bianco e nero di un venditore di detersivi che pare saltato fuori a piè pari (dopo un colpo di sciatica) da Pleasantville. Entra Roberta Lanfranchi. Non per tirarmela, ma rileggendo ciò che scrissi esattamente quattro mesi fa, quando parlai di lei, direi che ci ho azzeccato di brutto. Bella e capace. Un breve scambio di battute tra i due ci mette al cospetto di uno show che vorrebbe essere molto garbato e lontano dai soliti trashismi gratuiti (ma con il rischio che sia forse un po’ soporifero). Sarà vero? Vengono presentate le coppie di madri e figli in gara.

Fiorenza e Demis (la madre afferma che frequenta “Tutte emerite zo**ole”), Emanuella e Andrea (un ragazzo semplicissimo, dolcissimo, sincerissimo, tenerissimo e tanti altri “issimo” tra cui inguardabilissimo), Rosa e Vittorio (il gemello di Barney dei Simpson), Ambra e Massimiliano (ma siamo sicuri che questo abbia terminato le scuole dell’obbligo? A vederlo così sembra un quattordicenne pronto per la Cresima), Teresa e Claudio (il sosia di Fabrizio Corona, soprattutto nell’uso della lingua italiana).

Parte poi la sfilata delle aspiranti fidanzate. Qui il programma vira verso una specie di Miss Italia in cui le ragazze, che invero sembrano abbastanza “normali” per essere concorrenti di un reality, si autopresentano alle future suocere con frasi tipo: “Sono Cristina e vorrei un uomo sicuro di sè, tanti bambini, e la pace nel mondo“. Alla faccia del trash non voluto, scatta già l’incidente diplomatico. Chiamate ad eliminare una delle ragazze, le donne escludono Judith, concorrente di colore. Gli opinionisti scendono in rivolta, Giovanna Maglie (che sembra Platinette con l’acne) ha un attacco isterico e la “Signora Brosio” (pare Rita Levi Montalcini durante una seduta spiritica in Senato) un principio di ischemia. Volano indignazioni e accuse di razzismo. La selezione delle fidanzate continua e ne vengono presentate altre provenienti da qualsiasi angolo del mondo. L’effetto dell’episodio di cui sopra è che le mamme, d’ora in poi, snobberanno le connazionali preferendo brasiliane, russe, polacche e pure la cinese che ha la faccia da bulldog investito da un autotreno (la quale verrà comunque eliminata da una suocera in un secondo momento, rea di aver dato del “puzzone” a suo figlio). Terminate le selezioni e le eliminazioni, le dieci ragazze superstiti inizieranno la convivenza forzata con le suocere. Ma il premio in palio alla fine del reality che cos’è? Un D.I.C.O.?

Bisogna ammettere che l’idea di fondo è quantomai accattivante e nel nostro immaginario la figura del trentenne mammone e dei conflitti suocera/nuora sono ben radicati. Talmente tanto che questo programma, ben confezionato, meriterebbe di funzionare. Confidiamo nell’auditel affinché questa sposa perfetta non si trasformi anticipatamente in una sposa cadavere.

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