Un paio d’ore di ordinaria banalità

E’ molto triste constatare quanto siano veri i luoghi comuni, e quanto spesso ricorrano nelle proprie giornate. Infatti è un ottimo periodo, questo, per essere d’accordo con i sensazionalismi meteorologici di Studio Aperto: ieri ero in maniche di camicia (arrotolate), oggi nevicava (in piena Pianura Padana, eh, mica a Bolzano o sul monte Ararat) e domani è il primo giorno di primavera. Questo tempo è impazzito, non esistono più le stagioni, mi faceva giustamente notare l’infermiera che tentava di rianimarmi dallo svenimento stamane, dopo che mi aveva sottoposto ad una antica forma di tortura orientale meglio nota come prelievo di sangue. Cosa ci posso fare io se non ci sono più gli uomini di una volta? Non posso certo essere come quell’anziano signore che ho incontrato in ascensore e che era iperprotettivo verso la moglie, la quale temeva di rimanere intrappolata nella scatola di acciaio. “I pensionati potrebbero anche starci tutto il giorno in ascensore, tanto hanno sempre molto tempo libero. Poi, sabato prossimo cambia anche l’ora, per cui le giornate si allungano…”. Io odio gli ascensori. Sceso e raggiunto lo sportello per le prenotazioni, mi informo quando posso fissare un esame. Dall’altra parte del vetro la tipica impiegata statale grassona con occhiali spessi ed il camice bianco sporco di Nutella e sangue raffermo. La data più vicina è il 15 novembre. Le liste di attesa sono interminabili, figuriamoci, questa è la Sanità Italiana. Però pagando 550 euro si potrebbe fare il 4 aprile. Per la miseria, ma chi diavolo è il direttore di questo ospedale, Fabrizio Corona?

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