Simone Cristicchi – Dall’altra parte del cancello

Se solo avessi sospettato che “Dall’altra parte del cancello”, ovvero il nuovo album del già da me plurielogiato neovincitore del Festival di Sanremo Simone Cristicchi, iniziava con “Bella Ciao” e subito dopo partiva con un rifacimento in chiave rappeggiante de “L’italiano” di Toto Cutugno, probabilmente non l’avrei mai comprato. Perchè, a parte il fatto che la connotazione politica fin dalle prime note è esagerata (nessuno mette in dubbio che la critica sociale e politica ci possa stare, anzi, e in quest’album, come nel precedente, ce ne sarebbe già a sufficienza senza dover spingere l’acceleratore da subito), scegliere di aprire un disco con delle “cover” forse non rispecchia quei manifesti pubblicitari che campeggiano fuori da Feltrinelli e che presentano Cristicchi come “il più geniale autore della musica italiana contemporanea”. E se non conoscessi la qualità della sua carriera, se avessi comprato l’album solo perchè è uno sconosciuto che “ha vinto Sanremo”, quel cd sarebbe già nello zaino assieme all’asciugamano, al costume e alle infradito, pronto per essere usato come freesbee alla prima occasione in spiaggia.

Quindi, per me che l’ho pagato (ed erano millenni che non compravo un album di musica italiana), “Dall’altra parte del cancello” incomincia con la traccia 2: con quella struggente “Ti regalerò una rosa” di cui ho già ampiamente detto. Rispetto al lavoro precedente si sente una maggior cura per gli arrangiamenti e l’album è complessivamente più “impegnato”. Il poeta e autore di spessore si rivela sia nei testi che affrontano temi leggeri (come l’amore) che in quelli che si calano in argomenti importanti (come l’eutanasia), ma riesce meglio quando anziché fare troppo l’intellettualoide, la butta sul disimpegno: “L’Italia di Piero“, con una inaspettata fanfara dei bersaglieri ed alcune divertenti immagini (“Piero si era dato fuoco lì davanti al parlamento/poi ha cominciato a diluviare e lui si è spento“) è il brano che spicca su tutti e dove Simone esprime al meglio la sua creatività. Leggermente deludente “Laureata precaria“, il follow-up di “Studentessa universitaria”. La base è un po’ troppo christinaaguilereggiante, scelta probabilmente dettata dal fatto che il brano uscirà come singolo; il testo avrebbe potuto essere più caustico. Ogni tanto si perde in rime scontate (coraggio/volantinaggio/maggio/piaggio/viaggio – cuore/dolore) ma si risolleva subito grazie a trovate interessanti (“L’Italia è una repubblica fondata sullo stage”“Anche quest’anno non andrai a Sanremo/perché Morselli ti ha sbagliato il demo“). Concludendo, il cd scorre tranquillamente e si assimila subito, anche nei non semplici momenti di sperimentazione similcaparezziana di “Nostra Signora dei Navigli“. Il nuovo lavoro di Cristicchi è promuovibile a pieni voti, sempre chiudendo un occhio sul poco buon gusto iniziale (e sui ringraziamenti del retrocopertina tra cui compare anche la Ministra Melandri che io non ringrazierei neppure se mi compilasse il Modello Unico) e formulando un giudizio dalla seconda track in poi. E dopo questa recensione, io meriterei una scrivania honoris causa nella redazione di Tv Sorrisi e Cialtroni.

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