L’alternativa a Youtube si chiama Tgcom?

Sarà, ma questa trovata di Tgcom, dal titolo “Progetto 120 secondi“, mi puzza un po’. Il famoso portale “giornalistico” del gruppo Mediaset – le virgolette sono d’obbligo – (che poi, se fosse per me, sopprimerei tutte le parti con velleità pseudoinformative e lascerei in vita solo le sezioni spettacolo, tv e gossip) lancia una iniziativa che offre a chiunque la possibilità di diventare “dei veri reporter di strada“:

Fiuto per le notizie, grande voglia di inquadrare il mondo dall’obiettivo di una telecamera o di un videofonino […] Tgcom ha deciso di […] valorizzare il talento e la voglia dei suoi lettori di attraversare la linea che separa chi le notizie le prepara da chi le consuma. Due minuti in cui raccontare quello che sfugge agli organi di stampa. Un angolo della propria città particolarmente bello oppure un servizio che non funziona come dovrebbe. La vita dei giovani, quello che fanno e pensano. Ma anche i vostri momenti di divertimento, le goliardate, i vostri talenti nascosti“.

Insomma, cosa c’è dietro a questa idea di Tgcom? Un modo rapido e veloce per sfruttare gratuitamente il lavoro degli altri? Magari proprio di quei “giovani” che dovrebbero filmare le loro “goliardate” di modo che la redazione di Tgcom abbia in anteprima mondiale gli scoop che fanno notizia (tipo: professoressa perizomata che balla la lapdance in classe mentre si strofina il cancellino unto di gesso sulle rotule) e possa spacciarli per propri, incamerare traffico e guadagnare alle spalle di chi ha prodotto il video? Certo che no. Io non lo penso. Anche perchè a pensar male si fa peccato. Ma un certo tanfo di bruciato si sente forte nell’aria quando si scopre che la moneta di scambio che offre il Tgcom è la celebrità. Ogni opera d’arte girata col videofonino, infatti, non verrà pubblicata solo sul sito, ma “se giudicata particolarmente meritevole, anche in televisione“. E ancora “Se volete raccogliere la nostra sfida e rivedervi sul Tgcom e magari in televisione“. Già, a pensar male si fa peccato. Ma… com’era quel proverbio?

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