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Un blog non è un vero blog se non dedica almeno un post a uno dei telefilm cult dell’ultimo periodo: Lost. Il fatto è che su Lost è rimasto poco da dire. Tutto l’esprimibile è già stato espresso, gli spoiler in rete non si contano e io, che non ho Sky e non voglio scaricarmi le puntate da emule (grazie al p2p c’è chi ha già visto anche la terza serie con sottotitoli in cirillico e chi addirittura la quarta anche se, visto il recente crollo di ascolti, probabilmente non verrà mai girata), sono sull’orlo della crisi d’astinenza da circa un anno. Per fortuna che dal 13 febbraio, Raidue proporrà ogni martedì sera, in prima serata, la seconda stagione ancora inedita via etere. Ho visto il promo l’altra sera e mi è già venuta una irrefrenabile tachicardia. La speranza è che i livelli di mistero e i colpi di scena siano all’altezza di quelli della prima stagione e che si comincino a trovare alcune risposte ai fantastilioni di interrogativi aperti dagli autori dello script. Mi auguro anche che Lost non faccia la fine di altri telefilm culto degli anni passati che, sull’onda del successo planetario, per allungare la brodaglia si sono completamente spersonalizzati perdendo l’interesse iniziale. Per sempio “I segreti di Twin Peaks“, dove ad un certo punto David Lynch partì completamente per la tangente e le sceneggiature degli episodi sembravano uscite dalla mente babbuino in cattvità; oppure “X Files” che nelle ultime puntate era diventato più simile a Starsky & Hutch che al telefilm carico di mistero ideato da Chris Carter dieci anni prima. In sintesi: se il finale di Lost è davvero alle porte, e se sarà quella roba del purgatorio, come anticipato da molti e smentito da altrettanti, io prendo un aereo e vado alla sede della Fox a protestare. Sempre che non precipiti e mi ritrovi a dover sopravvivere con degli odiosi sconosciuti su un’isola deserta.

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