Desperate Housewives

La seconda stagione di Desperate Housewives soffre degli stessi difetti della prima. Dopo una partenza sprint da provette maratonete, le casalinghe di Wisteria Lane ogni tanto perdono qualche colpo, sembrano stanche e senza fiato, e sono obbligate a sedersi sul ciglio della strada principale del paese per recuperare ossigeno. Desperate è un telefilm ottimo, sia chiaro, e qui da noi è ingiustamente sottovalutato. Ogni tanto però, c’è qualcosina che non quaglia.

Per dire, mi piacerebbe capire come fa una come Bree Van De Kamp, vedova e con due figli minorenni a carico, a vivere una vita così lussuosa, avendo come unici pensieri lustrare l’argenteria e coprire i reati di famiglia. Ed ha anche la faccia tosta di dire al figlio che se ha bisogno di soldi si trovi un lavoro. Se la famiglia Van De Kamp campa solo grazie alla reversibilità del defunto marito, evidentemente il sistema previdenziale a Wisteria Lane funziona alla grande ed è un modello che dovrebbe essere preso come esempio ed esportato in tutto il mondo.

Gabrielle Solis è una nullafacente ex modella dalle mani bucate. In ogni episodio firma assegni a chicchessia per centinaia di migliaia di dollari. Il marito Carlos, dopo essere stato in prigione per truffa, ora è uscito dal carcere ed è miliardario come prima. Non gli hanno confiscato neppure un cent e, forte della ritrovata serenità con la sua signora, continua a fare la nobile vita predetenzione. Anzi, adesso sta anche meglio di prima, perchè la gattabuia gli ha donato pure un’illuminazione mistica. Chissà se ce l’ha avuta anche Ricucci, l’illuminazione. Certamente qualche soldo a lui gliel’hanno portato via, altrimenti non si spiegherebbe il motivo per cui Anna Falchi ultimamente vada ad automarchettarsi in ogni occasione mondana, occasione che prima snobbava con aria di superiorità.

E che dire di Susan Mayer, scrittrice divorziata con figlia minorenne a carico. Nella serie non si è mai vista impegnata a scrivere neanche una cartolina (e neppure un editoriale sul Settimanale DiPiù) e dalla trama non si evince di certo che abbia pubblicato opere che le consentono di vivere di rendita grazie ai diritti d’autore. Il suo agente è fallito, le ha fregato i pochi risparmi ed è stato cacciato dalla casa editrice. Comunque, l’impacciata Susan riesce a bivaccare tutto il giorno e il suo unico pensiero sono solo i suoi struggenti amori platonici. Robe che se il suo due volte ex marito, anziché risposarla, l’avesse portata a Forum, non v’è dubbio che il giudice Tina Lagostena Bassi gli avrebbe affidato la custodia della figlia, del gatto e anche del forno a microonde.

Lynette Scavo è l’unica che lavora “seriamente” (beh, fa la pubblicitaria, quindi le virgolette sono d’obbligo…) e il marito accudisce la famiglia. Anzi accudiva. I due coniugi, infatti, hanno cominciato a lavorare insieme. Sono entrambi in ufficio tutti i giorni, weekend compresi, fino a notte fonda. Non hanno baby sitter nè domestici perchè non se li possono permettere (e non si capisce perchè, visto che le altre famiglie del quartiere hanno un tenore di vita più altro del loro pur non lavorando mai). I loro quattro figli sono delle pesti che incutebbero terrore alla stirpe di Bin Laden, eppure casa Scavo è sempre linda e i pargoli non si sa che fine facciano quando i genitori non sono in casa. Dov’è il Moige, di fronte ad un tale cattivo esempio di abbandono filiale?

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