Oscene del crimine

Causa impegni vari, in questi giorni non sono stato presente come avrei voluto e mi sono perso un po’ di avvenimenti. Credo, ad esempio, che sia iniziata la nuova serie di CSI New York. Se devo essere sincero non sono mai stato un appassionato degli spin-off. Beh, tranne quella volta che la geniale mente di Aaron Spelling fece nascere Melrose Place da una costola di Beverly Hills 90210 (quando Kelly di Beverly si innamorò per un paio di puntate di Jack di Melrose, ed entrambi, protagonisti della propria serie, ebbero un ruolo da guest star/comparsa nel telefilm altrui. Me lo ricordo come se fosse adesso).

CSY:NY, dicevo. Non l’ho mai visto e ho visto poco anche CSI:Miami, ma ho seguito abbastanza CSI “the original” (quello con Grissom, per intenderci). Mi è sempre piaciuto, anche se ogni tanto l’ho trovato un po’ troppo patinato: cioè, la Willows (per esempio) ravana tra i cadaveri dalla mattina alla sera vestita supertrendy, e a fine giornata ha sempre un aspetto da vergine incoronata, trucco intatto e capelli perfettamente phonati, oltre che la perenne voglia di farsi un drink. Un Bloody Mary, magari. Comunque, su CSI, il mio amico Licoreo ne sa certo più di me:

ci hanno tolto il mitico Orazio, il personaggio principale meno credibile della storia dei telefilm, con il suo rosso malpelo e i suoi occhiali da sole dietro ai quali si sentiva un reginetto dell’ordine… Un uomo con il nome che anzichè ricordare la ragione (o-razio) faceva pensare al celebre cavallo con i morsi di Walt Disney che, secondo Bisio, era sadomaso e si faceva frustare da Clarabella. Come potremmo fare senza la capigliatura rossa e gli occhiettini di chi non dorme mai e capisce ancora di meno?

Potremmo sopperire alla mancanza stasera e domani grazie a Canale 5 e a RIS 3, ovvero la versione di CSI spaghetti e mandolino, dove la creatività autorale italiana di bassa lega è spinta a livelli mai raggiunti prima.

Il momento topico della serie precedente, ad esempio, è stato quando Nicole Grimaudo, nel giorno del suo compleanno, riceve un sms da Unabomber che si spaccia per il suo fidanzato, il quale le suggerisce di recarsi in un cascinale diroccato per ricevere un misterioso regalo. Giunta, già vogliosa e bavosa, nei pressi della stamberga, Nicole trova un braccialetto appoggiato sul bordo di una fontana.

Nel frattempo alla centrale dei Ris, la nuova arruolata Romina Mondello riceve un plico accompagnato da una sibillina lettera: “Ciao Romina, sono Unabomber. Ti seguo fin dai tempi di Non è la Rai e secondo me tu sei sempre stata meglio di quella svaporata della Grimaudo. Boncompagni non aveva capito niente, però io sono qui per fare finalmente giustizia. Ti allego un poster 4X3 della mia prossima vittima, così puoi facilmente capire chi ho intenzione di uccidere servendomi di un braccialetto avvelenato e puoi arrestarmi per tempo“. Purtroppo Romina ci mette un po’ troppo per srotolare il poster, prendere una scala, trovare una parete di una stanza libera, cercare delle puntine da disegno, limarsi le unghie, mangiarsi un panino con la mortadella, ascoltare sul suo I-Pod tutta la discografia di Barry White, guardare il dvx di Ben Hur in lingua originale e finalmente decidersi ad attaccare il poster al muro per studiarlo da tutte le angolazioni possibili e poter finalmente capire chi sia la vittima designata di Unabomber. Ma quando Romina si rende conto che la gigantografia che sta guardando da mezza giornata è quella della collega ex-ballerina di “please don’t go”, ormai è troppo tardi

Nicole, infatti, ignora il suo destino e si avvia, con riprese al rallentatore (come se la serie non fosse già noiosamente interminabile di suo), all’uscita di scena. Lei ha già la testa proiettata sull’altare e vede le scene del suo matrimonio: non immagina neppure che il bellissimo bracciale trovato bordofontana non è il regalo del suo amato Lorenzo Flaherty, bensì un bijoux avvelenato realizzato dal bombarolo del Nordest. Nicole lo indossa sognante, e, immediatamente, chissà per quale misteriosa alchimia, le viene un giramento di testa. Cade nella fontana e annega in quattro centimetri di acqua limacciosa mostrando chiari sintomi di tubercolosi. Dagli sceneggiatori di Ris, l’ingegner Elvo Zornitta (o chi per lui) avrebbe di che imparare.

P.S.:Ah, per la cronaca: Ugo Dighero era molto meglio quando faceva il “Pupazzo Gnappo” a Mai dire Gol.

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