Boondocks

Ieri sera ha debuttato su Mtv Boondocks, una delle serie a cartoni animati più brutte e inutili che io abbia mai visto. Non si tratta solo delle volgarità grafiche, del turpiloquio, dei fondali maldisegnati, dell’animazione imprecisa, e dello scarso livello tecnico generale. Ci sono cartoni che hanno fatto di questo (consapevolmente, però!) il loro punto di forza e che, grazie a sceneggiature e idee vincenti, sono diventati velocemente dei cult.

Ma Boondocks pecca gravemente anche sotto il profilo creativo, dei dialoghi e dei contenuti. I protagonisti (un nonno di colore e i suoi due nipoti) si sbrodolano nell’autocommiserazione del loro essere “negri” e si inorgogliscono per la loro differenza dai “bianchi“. Ma mettere in atto un’opera di razzismo al contrario con così tanta sfacciataggine e faciloneria è pericoloso, e si ripercuote con un effetto boomerang sulla sceneggiatura, che trasmette un messaggio diametralmente opposto a quello che vorrebbe trasmettere. Trattare in maniera così superficiale argomenti di attualità, condendoli con oscenità visive e linguistiche all’acqua di rose, non vuol dire essere politically-incorrect, bensì vigliaccamente ipocriti. Boondocks è un’inutile accozzaglia di fesserie e banalità, e pur essendo targettizzata per “un pubblico adulto”, si rivela un prodotto scadente anche per dei bambinetti delle elementari di poche pretese.

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Chissenefrega

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