Apocalypto

The Hollywood Reporter:
«Un copione senza significato»

Usa Today:
«Brutalità superficiale, storia più che superficiale»

Le prime scene di Apocalypto (trailer qui), sono graficamente violente e ruffianamente coinvolgenti. Mel Gibson spara subito le sue migliori cartucce di splatter ed emotività, che catturano l’interesse degli amanti della brutalità gratuita e di chi spera, quando va a vedere un film, di potervi trovare trame interessanti, oltre che effetti speciali a profusione. Purtroppo l’illusione dura per soli dieci minuti e poi il film scade in due ore e un quarto di interminabili carrellate nella giungla che ogni tanto ti fanno rimpiangere “The blair witch project“, qualche squartamento che sa molto di già visto, e vari combattimenti non eccessivamente spettacolari, resi confusionari dalle riprese in soggettiva.

Se a questo aggiungiamo una trama inesistente che è poco più che un ripiego per tenere incollati (con un montaggio non proprio da premio Oscar) budella, sangue e misticismo adulatore, nonchè la pesantezza nel dover affaticare la vista per scorrere i sottotitoli dei dialoghi perlopiù insignificanti, sperando che prima o poi questi benedetti Maya pronuncino una battuta sensata, il tanto atteso capolavoro gibsoniano si risolve in un polpettone dall’eccessiva banalità e monotonia. Se la Passione di Cristo era un discreto thriller, Apocalypto è un horror insufficiente dal punto di vista prettamente narrativo, che un paio di scelte tecniche, seppur azzeccate, non sono in grado di risollevare.

A questo punto, se uno vuole emozioni forti, tanto vale risparmiare il prezzo del biglietto e scaricarsi un dvx di qualche masterpiece italiano dell’orrore, di quelli usciti a cavallo tra gli anni 70 e gli anni 80 per trovare gli stessi ingredienti di Apocalypto, ma almeno miscelati con l’inventiva e la convinzione propria del cinema di genere e, indubbiamente, dal risultato meno pretestuoso.

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