You.

Davvero bella l’idea del settimanale Time di eleggere noi come personaggio dell’anno. Quello riportato sulla copertina del magazine non è solo un computer con “uno specchio al posto del monitor”. Quel monitor è in realtà una finestra video di Youtube, probabilmente il più grande business del 2006, chiara indicazione che i media tradizionali, televisione “vecchio stampo” in primis, sono destinati ad essere soppiantati. Magari non in tempi brevi, ma è palese che il futuro è nelle mani del video on demand, delle autoproduzioni, delle communities tipo Myspace, delle enciclopedie libere, dell’open source, dei podcast, del p2p, dei blog, e di tutte quelle forme sempre più invasive di citizen journalism e di informazione dal basso, che intaccano quotidianamente la comunicazione canonica, e che spesso nascono nell’oscurità per poi, grazie all’esposizone globale offerta da internet, brillare nel tempo di luce propria. Time scrive che non c’è certezza alcuna che questo nuovo modello di democrazia digitale possa realmente funzionare (tra l’altro il web ci ha già insegnato, nella sua beve storia, quanto sia facile che tutto finisca in una bolla di sapone). Ma in questo momento, noi che scriviamo, commentiamo, navighiamo, guardiamo e realizziamo filmati, scarichiamo e produciamo file audio, siamo tutti protagonisti di questa rivoluzione nascente. E se siamo qui, vuol dire che in fondo crediamo che possa scaturirne qualcosa di buono.

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Chissenefrega

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