Come cambia Avril Lavigne

Era il 2002, ma sembra un milione di anni fa (caro Chissene, sei vecchio) e l’invasione del pop zuccheroso per mocciosetti era ai massimi storici. L’orecchio del teenager invasato era, all’epoca, eccessivamente orientato ai synth ed alla dancemusic da club fighetti ed urgerva riportare il panorama musicale verso un’atmosfera più da pogo e jeans strappati. Ci pensò Avril Lavigne, che, dopo aver vinto qualche concorsino canoro ed essersi esibita a noiose inaugurazioni di librerie, macellerie, tabaccherie e centri commerciali in genere (ehi, guarda che l’hanno fatto tutte prima di diventare famose!), riuscì a mettersi in evidenza nel mondo della musica grazie ad un notevole battage pubblicitario che coinvolse anche l’ormai defunto portale mp3.com, ed alla brillante idea dei suoi produttori di unire qualche schitarrata finta dura con melodie bubblegum-oriented, dedicate ad un pubblico di teenager di plastica, ma che si sentiva molto pieno di ideali modern-punk.

Le canzoni di Avril scalarono rapidamente le classifiche. Il suo primo album, un prodotto davvero sopra ogni aspettativa (ah allora lo ammetti che ti è piaciuto, eh cafone!!) vendette oltre quindici milioni di copie. La diciottenne canadese diventò una vera e propria icona per schiere di ragazzini tatuati, piercingati (cos’è sta roba, una parola nuova che ti sei inventato stanotte?), dai capelli scompigliati che, con lo skateboard sotto i piedi e impugnando una chitarra elettrica col distorsore, trovarono in lei la forza per esprimere il proprio disagio (ma chi ti credi di essere, il principe degli stereotipi?). Già con il secondo album, bruttino se paragonato al precedente, la stella di Avril cominciò ad offuscarsi: vendette la metà di copie e la biondina rockettara cominciò a pensare che forse era meglio fare qualche cambiamento. Pian piano sparì dalla circolazione.

Oggi l’immagine di trasgressiva rocker si è notevolmente affievolita, lasciando spazio sempre più a quella di ragazza perbene tutta casa, chiesa e conformismo. Avril mette la sua carriera musicale in stand-by artistico, e, appena ventenne, si sposa con un uomo che potrebbe essere suo nonno (toh, ha parlato il giovanotto!), tenta di fare l’attrice con scarso successo, si fa immortalare, glamour più che mai, su magazines patinati e dice che se e quando tornerà alla musica, lo farà con qualcosa di completamente diverso. Ora sarei curioso di sapere dai suoi fans più sfegatati, quelli coi capelli sparati e la chitarra distorta, sempre che esistano, cosa ha lasciato dentro di loro, a livello di “emozioni”, questa giovane regina del trasformismo e dell’ipocrisia.

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