Moony, grasso che (non) cola

Nei primi anni 2000 mi chiedevo come mai la carriera della vocalist veneta Moony, che era riuscita a piazzare in giro per il mondo la hit “Dove (I’ll be loving you)“, non decollasse. Allora immaginai che fosse solo per questioni estetiche: in fin dei conti le classifiche erano invase da biondine taglia 42 e lei aveva un’immagine assolutamente fuori target. Fui pronto a sputar sentenze contro chi preferiva una gnocca afona ad una voce/canzone interessante.

Non ci ho messo molto per ricredermi. Perchè ascoltando col senno di poi i vari follow-ups di “Dove” mi rendo conto che sono di una banalità agghiacciante. E l’album “Lifestories“, rimasto tristemente invenduto, mi fa pensare che se l’avessi fatto io col Commodore 64, avrei tirato fuori qualcosa di sicuramente più interessante o quantomeno meno noioso. Insomma Moony non sarà Scarlett Johansson, ma anche chi doveva gestirne la carriera, ha indubbiamente voluto infierire.

E davanti alla nuova, ma che dopo un solo ascolto suona già decrepita, “For your love” (uno dei titoli più abusati della storia dell’umanità) la mia opinione non cambia di una virgola. Perchè riciclare gli stessi accordi della sua unica hit di 5 anni fa e gli stessi suoni uguali sputati, affidandosi alle mani unte di gel per capelli di un Tommi Vi qualsiasi, non è certo un passo avanti: nè per la sua carriera, nè per l’attuale musica dance di produzione italiana, tanto meritatamente bistrattata quanto totalmente scialba.

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