Patricia Cornwell, sfida forense

Scritto da Chissenefrega il 24 Luglio 2006 – 04:00 -

Mi sarebbe sempre piaciuto essere un lettore di quei bei mattoni da eruditi, quei tomi pesanti una quintalata, che se ti cadono su un piede rischi di restare zoppo a vita. Però almeno sei colto. Colto ma zoppo, un buon compromesso.

Invece, tra le mie letture preferite (oltre ovviamente al “Settimanale Di Più”), ci sono gli Oscar Mondadori supercommerciali in versione economica, di cui non sono mai riuscito, peraltro, a portarne a termine nessuno che non avesse tra le sue pagine una massiccia dose di sangue, cadaveri, sbudellamenti e scene che travalicano l’orrorifico. Così è successo che ho conosciuto lei.

Le mie conoscenze letterarie non vanno più in là di Patricia Cornwell. Da più di un decennio sono un suo appassionato lettore. Dall’incontrastato capolavoro d’esordio, “Postmortem“, ho seguito tutta la sua involuzione artistica, ma continuo tuttora a leggerla, sperando che prima o poi i suoi romanzi ritornino ad avere il fascino di un tempo. Per dire la verità, fino alla fine degli anni 90, i suoi lavori, considerati dalla critica eccezionali narrazioni di genere thriller, aventi per protagonista l’anatomopatologa di origine italiana Key Scarpetta, la nipote genio-dei-computer Lucy Farinelli e il detective Pete Marino, erano molto appassionanti, seppur via via che passavano gli anni il calo di creatività si facesse pesantemente sentire. Dagli anni 2000 in poi, e nelle opere aventi per protagonisti altre storie (al limite della commedia) ed altri personaggi (che non hanno riscontrato il successo del coroner Scarpetta), i romanzi di Patricia Cornwell sono diventati noiosi, pesanti e mal scritti rasentando quasi l’illeggibilità. Probabilmente la colpa è da attribuire ad una scelta poco oculata dei ghost writer, visto che ormai tutti dicono che la scrittrice si limiti soltanto a firmare i libri che pubblica, dedicandosi a fare shopping coi miliardi guadagnati.

In questo momento sto leggendo “La Traccia“, uscito l’anno scorso e sul comodino ho già pronto “Predatore“. Negli USA è appena uscito “At risk” che mi auguro arrivi presto anche da noi. Dopotutto, Patricia Cornwell, non la puoi snobbare: si è assicurata un posto di prestigio tra le più importanti scrittrici contemporanee e a lei vanno molti meriti se il pubblico (anche televisivo) ha cominciato ad affezionarsi ai luminol, ai kit per la rilevazione delle impronte e ai tavoli per le autopsie. Insomma a tutto quel filone poliziesco-investigativo-legale, ben rappresentato da fenomeni come C.S.I. o, se proprio vogliamo essere clementi, R.I.S. qui in Italia.

Sul suo sito ho appena finito di giocare all’interessante gioco del detective. Una “forensic challenge” in streaming, introdotta e giudicata dalla stessa Cornwell, che mette alla prova le nostre capacità di investigatori della scientifica, chiamati ad indagare sulla scena di un delitto (necessita di banda larga, conoscenza dell’inglese e passione per il crimine). E, non per dire, ma su 16 domande ne ho sbagliata solo una (grrrrr… dannata lacca per capelli!!!!).


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5 Commenti a “Patricia Cornwell, sfida forense”

  1. Ginex ha detto:

    Concordo pienamente. A parte alcuni libri dell’inizio, gli altri sono sempre stati una mezza bufala…
    Quello che mi ha sempre dato fastidio, è che in alcuni dei suoi romanzi, quello che poi si sarebbe scoperto essere l’assassino, entrava in scena 5 pagine prima della fine del libro…così tu non avevi nemmeno la possibilità di averlo tra i tuoi sospettati..
    Poi l l’ultimo che ho letto, quello in cui Benton ritorna in vita (mi sfugge il titolo) è parecchio inverosimile…

  2. chissenefrega ha detto:

    @Ginex ti riferisci a Calliphora. E hai ragione, la “resurrezione” di Benton è degna di una telenovela sudamericana di quart’ordine!!!

  3. Ale ha detto:

    Sembra anche a me che le ultime opere della mia fin ora adorata Cornwell siano povere di contenuti. Comunque sia resta sempre la migliore!!!!!

  4. federica ha detto:

    io sono un appassionata lettrice della cornwell, ho letto i suoi libri non sempre in ordine di pubblicazione, mi hanno sempre interessato e appassionato ma purtroppo in alcuni libri come il penultimo predator non mi ha soddisfatto in pieno, troppa tecnologia e troppa enfasi nel descrivere la vita benestante di lucy che avvolte appare pesante, invece per natale ho ricevuto l’ultimo libro “il libro dei morti” e devo dire che sembra di avere la stessa curiosità di quando ho letto il primo libro della conrwell…speriamo continui a stupirci con i suoi libri e non si perda come ha fatto con predator…

  5. Lorenza Bertoncello ha detto:

    Sicuramente gli ultimi libri che ha scritto non erano all’altezza della sua fama, ma io credo che, con Il Libro dei Morti, abbia sicuramente recuperato. Pieno di suspance e colpi di scena.
    Mi è piaciuto veramente.



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