Veronica Mars: lo scempio è servito

Quel poco di decente che vediamo in tv proviene senza dubbio dai serial americani. Mi riferisco, per esempio, a Veronica Mars, la cui season two è terminata ieri sera. Anzi: ieri notte.

Nonostante il grande apprezzamento internazionale, e i numerosi riconoscimenti da parte del pubblico e della critica, il telefilm si è dimostrato (almeno per Italia Uno) un prodotto scomodo. Forse per i contenuti che, tanto per dirne una, erano già passati sotto le doppie cesoie sia della censura video che audio, smussando scene e dialoghi per adeguarli ad un pubblico di sbarbatelli e allegre famigliole (ricordo che tra gli sbarbatelli e le allegre famigliole italiane ci sono anche i De Nardo di Novi Ligure e i Lorenzi di Cogne, ai quali, evidentemente, la censura televisiva non è certo servita a non far compiere certe atrocità).

La rete ggggiovane di Mediaset ha dimostrato di odiare profondamente questo serial fin dalla prima messa in onda. Un maltrattamento dolo(ro)so e senza precedenti (neanche con Six Feet Under e Tru Calling si era arrivati a tali livelli di irrispettosità verso il pubblico, seppur ci si fosse andati molto vicino), che ha trasformato un successo internazionale in un semiflop tutto italiano, rendendone (volutamente?) impossibile la fidelizzazione da parte del pubblico.

Dopo l’esordio il mercoledì con tre puntate in prima serata, Veronica Mars è stato spostato al martedì per una settimana, quindi riportato al mercoledì, sempre con una controprogrammazione pesante come un macigno e con in contemporanea le prime visioni di O.C. sul digitale terrestre destinate allo stesso target.

Dopodichè si è pensato bene di declassarlo in seconda serata (con un solo episodio e la scusa dei bassi ascolti che, per essere alle soglie dell’estate, non sarebbero stati poi così bassi), quindi spedito in terza, poi riportato ancora in seconda serata. Per poco, visto che era in previsione un altro cambiamento. Per circa un mese è stato collocato nella fascia preserale, dalle 20.15 alle 21.05, trasmettendo cinque (CINQUE!!!!!!) puntate a settimana, quando la struttura narrativa è costruita per la trasmissione di un solo episodio alla settimana. In America, una serie dura un anno, mentre qui ci fumiamo tutte le puntate in un paio di mesi al massimo, adeguandoci con salti spaziotemporali a seguire puntate di Natale in luglio o di Halloween in aprile.

Senza contare che il pubblico fatica ad affezionarsi. Anzi, proponendogli un’overdose del genere è molto probabile che di certe serie non ne voglia neanche più sentir parlare (e, ripeto, in questo caso ritengo che lo scopo di Mediaset con Veronica sia stato proprio questo: togliersi dalle balle una serie scomoda ormai comprata, con la necessità di essere ammortizzata). Per finire in bellezza lo sciacallaggio, è avanzata pure una puntata. L’ultima della seconda serie, che inspiegabilmente è stata proposta in seconda serata, ieri sera appunto, come un qualsiasi tappabuchi, per lasciar spazio, in quella fascia oraria, alla gran novità di RTV. Programma che, nonostante sia presentato da una venezuelana nuda, non è riuscito finora a fare grandi risultati in termini di share. Ovviamente Ainette Stephens piace a Luca Tiraboschi più di Kristen Bell. A me no, anche se devo ammettere che la galleria fotografica della Stephens è da infarto, però non irraggiungibile: seppur Kristen Bell punti su altre doti, le qualità per competere non le mancano…

Ma basta divagare, passiamo ai contenuti. Nonostante i protagonisti siano tipici adolescenti della tipica high school americana, “Veronica Mars” è assolutamente rivolta ad un pubblico adulto, sveglio e soprattutto colto. Adulto perché certe situazioni possono risultare poco spiegabili a certi teenager invasati (ma in Italia anche “i Simpson” vengono proposti ad un pubblico di bambini delle elementari anziché al target originario per cui sono stati pensati); sveglio perché in ogni episodio c’è un mistero da risolvere, e perdersi anche solo mezzo secondo significa con buona probabilità perdere il filo nel prosieguo dell’intero intreccio; colto perché Veronica parla molto: è un’eroina decisamente verbosa. E nei suoi dialoghi si nascondono delle pure perle di sarcasmo, intelligenza e saggezza, oltre a riferimenti ad altre serie tv e a fatti mondani che senza un minimo di conoscenza della cultura americana contemporanea risulterebbero totalmente incomprensibili ai più.

“Veronica Mars” racconta la storia dell’omonima protagonista, adolescente e aspirante investigatrice privata che, “tra i compiti di inglese e matematica”, trova il tempo per risolvere i misteri della città di Neptune, in maniera molto più scaltra dell’odioso e odiato sceriffo della contea e, a volte, anche del suo stesso padre e mentore Keith. Neptune è una città piena di miliardari, star della tv e dello sport, aziende informatiche e ville con piscina. Tutto sembra bello e tutti sembrano felici, ma, dietro la maschera, ciascuno degli zeronove nasconde qualche segreto, che se venisse scoperto ne macchierebbe irrimediabilmente la reputazione e, soprattutto, l’immagine.

Veronica non fa più parte degli zeronove, lei è uscita dal gruppo. Ne è uscita dopo che la sua migliore amica Lilly è stata assassinata e dopo che ha deciso che l’anima dell’amica non avrebbe trovato pace fino a quando lei non avesse scoperto chi era stato ad ucciderla. Da qui in poi le storie crescono, le trame si infittiscono; alcuni misteri hanno una soluzione rapida, per altri, invece, bisogna pazientare e sperare di essere fortunati.

Le teen-stories funzionano sempre, ma quando entrano in gioco il drama, il thrilling, e il mistery, si passa dal mito patinato di “Beverly Hills 90210” agli espliciti richiami di “Twin Peaks” e “X-Files”. E il crossover è servito. E anche i crossover, funzionano sempre.

Ma il vero punto di forza in Veronica Mars è lo scripting: le sceneggiature sono dei piccoli marchingegni ad orologeria, dove tutto si incastra perfettamente. Lo spettatore viene guidato passo passo dalla protagonista alla risoluzione dei casi investigati, talvolta con colpi di scena assolutamente imprevedibili, facendo combaciare tutti i pezzi del puzzle in incredibili capolavori di scrittura.

Sebbene la prima stagione abbia un filo conduttore più presente che la rende eccezionalmente appassionante, e la seconda risulti invece un po’ più frettolosa e semplicistica (anche se puntate letteralmente da pelle d’oca come la 2.11 – “il rapimento” o la 2.17 – “il piano B”, risollevano abbondantissimamente la media), il prodotto ha il pregio di avere anche un’ottima qualità globale a livello tecnico. Lo scripting è quanto di meglio la produzione televisiva attuale può offrire, la caratterizzazione dei personaggi è eccezionale, dal cast fisso alle comparse. Dalle scelte della fotografia a quelle registiche (passando per qualche peccato veniale di montaggio, da cui non sono esenti, peraltro, serie ben più anziane e consolidate), tutto in Veronica Mars funziona a meraviglia.

La terza stagione del telefilm è già in cantiere e le riprese dovrebbero cominciare il prossimo mese di settembre. Per noi saranno dolori perché chissà se e quando Italia Uno ce la farà vedere. Tenendo già fin d’ora pronto il videoregistratore, termino questo post chilometrico con una domanda al direttore di Italia Uno. Tiraboschi: perché anziché scrivere libri ed andarli a marchettare in giro per le trasmissioni, non ti preoccupi di scrivere un palinsesto decente per la tv che dirigi, in maniera che i poveri sfigati che la guardano (me compreso) e che ti danno da mangiare, possano per una volta parlare bene di te e dire che hai fatto un buon lavoro?

Links utili:

http://www.veronicamars.it/

http://www.telefilm-central.org/veronica-mars/

http://www.veronicasnotebook.com/index.php

http://www.marsinvestigations.net/

http://www.upn.com/shows/veronica_mars/

http://www2.warnerbros.com/television/tvShows/veronicamars/

http://www.veronicamarsonline.com/

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